VISIONS

    Col tempo il modo di guardare e la capacità di vedere tendono a cambiare. Si vedono oggi cose che prima non si supponeva nemmeno esistessero e altre cose che prima vedevamo nitidamente, si confondono o sembrano addirittura scomparire. Quando, oltre dodici anni fa, muovevamo i primi passi per realizzare quello che poi sarebbe diventato il festival BEYOND MEDIA, noi stessi guardavamo a un fenomeno in trasformazione, apparentemente marginale, le cui manifestazioni ci sembravano tuttavia assumere un particolare rilievo per la comprensione di alcuni percorsi che l'architettura stava intraprendendo. Dello stesso fenomeno, che non ha smesso di richiamare la nostra attenzione, cerchiamo oggi di misurare le più aggiornate conseguenze: le elaborazioni sul piano teorico, le manifestazioni di creatività, le ricadute sulle professionalità, le conseguenze in ambito sociale.

    Quel sistema di vicendevoli relazioni che coinvolgono l'architettura contemporanea insieme a fatti di comunicazione, da noi osservato per oltre dieci anni, offre un punto di vista che può rivelarsi utile per comprendere alcuni percorsi della produzione architettonica recente. L'architettura sta cercando di rinnovare la propria identità, di ridefinire i propri strumenti nonché i contorni del proprio ambito di intervento all'interno di un mondo in accelerata trasformazione. Ed è in questo frangente che i sistemi di comunicazione e i media diventano sempre più parte dei mezzi con i quali il progettista opera o intrattiene relazioni, mezzi dalla cui diffusa presenza una consistente parte della produzione architettonica è inevitabilmente influenzata.

    Con BEYOND MEDIA abbiamo scelto di insistere sull'indagine di questo scenario con l'intenzione di raccontare qualcosa sull'architettura del nostro tempo, attraverso una manifestazione che si fa forte di un sentimento diffuso e di uno sguardo indipendente.

    È con questi presupposti che nasce VISIONS, l'edizione 2009 di BEYOND MEDIA. Una sorta di invito all'esame della vista, così come sottolinea l'efficace immagine elaborata da Gianni Sinni, rivolto senza mezzi termini all'architettura contemporanea. In effetti essa sembra aver perso, negli ultimi anni, la capacità di ricercare visioni ampie, di raccogliere in uno sguardo esteso la complessità dei fenomeni di trasformazione dell'ambiente abitato, di guidare il pensiero e la coscienza al di là di quello che è consueto, empirico, visibile. I nostri occhi si sono forse abituati a vedere scomparire gli orizzonti più lontani. È vero, le immagini dell'architettura, la loro massiva produzione e il loro consumo sembrano avere avuto come diretta conseguenza, negli ultimi anni, una maggiore vicinanza del pubblico alla progettualità mondiale. Nell'era della comunicazione globale le figurazioni di progetto esprimono una sempre più spiccata propensione a sviluppare una nuova capacità di elaborare il proprio ambito di azione, di determinare inediti sistemi di relazione tendendo verso qualcosa che potrebbe essere letto come un rinnovarsi di quegli intenti persuasivi che furono propri della figuratività umanistica. Ma quelle immagini, così spesso autonome da sembrare dissociate dalla rappresentazione, hanno al contempo realizzato una modificazione nel modo di pensare l'architettura e sembrano avere inciso sulla capacità e sull'opportunità di proiettare visioni, quindi teorie, radicate nel nostro tempo ma aperte verso possibili nuovi scenari.

    Con VISIONS il festival di Firenze propone una nuova riflessione sui temi della figurazione e della rappresentazione del progetto, sui limiti della capacità di vedere e di raccontare ciò che non è davanti ai nostri occhi andando alla ricerca delle più effettive visioni, estese nello spazio o nel tempo, utili a pensare e a definire i contorni del nostro possibile futuro.

    Marco Brizzi, curatore del festival